È meglio lo spumante o lo champagne?

Storia dello champagne

Poco più di tre secoli fa, il 24 settembre del 1715, passava a miglior vita il benedettino Dom Pérignon, l’eco del cui nome, sospinta dalla leggenda, meriterebbe ancora una certa risonanza: sembra infatti che il monaco, responsabile delle cantine del monastero di Saint-Pierre d’Hautvillers, nella regione francese della Champagne-Ardenne, scoperto durante un pellegrinaggio un metodo di vinificazione per rendere frizzante il vino, tornato nel suo monastero si diede alla sperimentazione: nacque così lo Champagne, il vino spumante che, si accantoni pure la leggenda, resta senza alcun dubbio una delle eccellenze della storia dell’enologia.

Con un primo decreto risalente al 1908, e attraverso le disposizioni che ne seguirono, la legislazione francese ha accordato il diritto di portare il nome di Champagne ai vini spumanti prodotti proprio nella antica regione della Champagne, nel nord-est della Francia, e precisamente nei dipartimenti della Marne, dell’Aisne, dell’Aube, e della Seine-et-Marne; la zona più importante è però a oggi quella che comprende la Montagna di Reims, la Val di Marna e la Côte des Blancs, laddove si coltivano i vitigni Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnet Bianco, dalle cui uve, mescolate con fare quasi alchemico, si ottengono i famosi vini spumanti di Champagne.

Lavorazione dello champagne

La lavorazione dello Champagne ha una sua complessità; si adotta esclusivamente il metodo champenoise, o metodo classico: dopo la prima fermentazione e la svinatura, al vino di base, cuvée, vengono aggiunti zuccheri e lieviti selezionati, liqueur de tirage, lo si imbottiglia e si avvia la seconda fermentazione, durante la quale, oltre alla formazione della spuma, le caratteristiche bollicine, si assiste anche al graduale depositarsi della feccia nel collo della bottiglia, posta, seguendo una specifica procedura di inclinazione e rotazione, remuage, sempre più in verticale, ovverosia capovolta, in un’apposita rastrelliera, pupitre.

I residui vengono quindi eliminati attraverso lo sboccamento, dégorgement. A questo punto, se si ritappa la bottiglia, si ha tra le mani Champagne della tipologia brut; se invece, prima di apporle il tipico tappo di sughero, la capsula metallica e la gabbietta in fil di ferro, vi si versano, effettuando il dosage, quantità varie di sciroppo – miscela la cui composizione è gelosamente custodita, come è comprensibile, da ogni produttore – si ottengono altri tipi di Champagne, l’extra sec, il sec, il demi sec e il dolce.

E tra i più pregiati, il Louis Roederer Cristal, l’Armand de Brignac, il Broël & Kroff, il Krug Clos d’Ambonnay, il Bollinger Vieilles Vignes Françaises e naturalmente il Dom Pierre Pérignon.

Spumante: La storia dello spumante italiano

L’Italia, però, ha ben poco da invidiare alle cantine di Francia. Ispirandosi alla scuola vitivinicola francese, e forte delle proprie conoscenze in chimica e in farmacia, Carlo Gancia si consegna agli annali dell’enologia nel 1865, producendo il Primo Spumante Italiano.

A nord, con le colline del Franciacorta, con le terre dell’Oltrepò Pavese e fin verso il Veneto e il Friuli del Prosecco, passando per il centro, con i vitigni del Verdicchio delle Marche, per giungere infine a sud, a San Severo, in Puglia, ma anche in Sicilia e in Sardegna, con i vini dell’Inzolia e del Torbato, il Bel Paese non può che essere la patria dello Spumante.

Due i processi di produzione previsti, il già citato metodo champenoise e il metodo Martinotti, o Martinotti-Charmat: nel 1895, il direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti Federico Martinotti ideò il metodo di rifermentazione controllata in grandi recipienti, detto anche metodo della rifermentazione in autoclave, successivamente adottato dal francese Eugène Charmat, che a sua volta, intorno al 1910, ne brevettò l’attrezzatura.

La seconda fermentazione del vino, a differenza del metodo champenoise, non avviene in bottiglia, ma in vasche d’acciaio a tenuta stagna, le autoclavi: la pressione dei contenitori facilita la formazione delle bollicine ed esalta le note fruttate dello Spumante, che predilige uve quali il Moscato, la Malvasia, la Glera, il Brachetto.

Dal 2009, la legislazione europea suddivide gli spumanti in Vino Spumante (VS), Vino Spumante di Qualità (VSQ), Vino Spumante di Qualità Aromatico (VSQA) e Vino Spumante Gassificato (VSG).

Ad ogni buon conto, in Italia e all’estero, l’Asti, che ha anche dato il nome a un bicchiere, la Coppa d’Asti, e il Prosecco della cantina Adami rappresentano l’orgoglio del metodo Martinotti; il Franciacorta, ottenuto invece con il metodo champenoise, ha reso celebri le cantine Ca’ del Bosco e Berlucchi.

La diatriba resta dunque aperta e si rinnova, soprattutto con l’avvicinarsi delle festività natalizie; le flûte tintinnano: Champagne o Spumante? Vien però poi da chiedersi se sia proprio questo il caso di impegnarsi in una scelta…

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