Pensate per un momento a un robot in grado di operare con la stessa precisione di un chirurgo, a una telecamera capace di smistare la merce leggendo un codice a barre, o perché no,pensate a un programma capace di scrivere articoli di giornale, alla pari di un qualsiasi professionista.

Sembrano realtà lontane dalla nostra, ma non è così. La quarta rivoluzione industriale è già iniziata e noi ci siamo dentro.

Eppure in Italia di aziende che hanno adottato il nuovo modello di sviluppo tecnologico, se ne vedono poche. Il 2016 è stato l’anno di Industria 4.0, un piano di Governo che propone nuovi incentivi fiscali, diffusione della banda ultralarga e una formazione scolastica o universitaria nel campo delle nuove tecnologie.

Tutto questo ovviamente, per incentivare le industrie a seguire quel “treno da non perdere, perché se non ci saliamo sopra lui va via, ma senza di noi” come dice Jorg Hofmann, presidente dell’ IG Metall, di Francoforte, il sindacato più forte che ci sia in Germania: quello dei metalmeccanici.

Ed è proprio il governo tedesco che, attraverso il suo obiettivo di ridisegnare tutto il sistema produttivo sui nuovi standard tecnologici, ha fatto della Germania il primo paese del lavoro new tech.

Ma cos’è l’Industria 4.0? L’espressione nasce nel 2011, durante la Fiera d Hannover in Germania, e continua ancora oggi a significare un nuovo modello di gestione delle imprese basato sull’integrazione, all’interno delle singole aziende, di alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività.

Dove, parlando di aumento di produttività’ di un’impresa, ci riferiamo all’opportunità che questa ha, di andare su diversi mercati con una qualità maggiore del prodotto finito.

Ma la domanda sorge spontanea: se queste nuove tecnologie, queste macchine robotizzate si mettono a svolgere il lavoro di un operaio, che fine faranno allora le persone? Al contrario di quanto si possa credere però, c’è una novità possibile e cioè, che le risorse umane all’interno di un’industria, invece che sparire, cambino.

Nascono così nuove professioni, “oppure aumentano”, come dichiara, durante una puntata del programma Report, Giuseppe Fedegari, vicepresidente della Fedegari autoclavi SPA, un’azienda che ha scelto di credere da subito nel miracolo dei Robot. “Quelli che prima svolgevano lavori manuali, adesso lavorano sui robot o su altre macchine automatiche, e il numero degli addetti è comunque aumentato”.

E in effetti è proprio così, perché se le figure professionali sono più qualificate allora anche il salario sarà maggiore, e il fatto che si vada verso nuovi servizi e nuovi prodotti potrà comportare un ulteriore sviluppo delle industrie e quindi, del personale necessario per mantenerle. Che non significa licenziare i vecchi dipendenti, ma formarli e incrementarli con nuove risorse, magari più giovani.

La Germania per esempio, ha stanziato dei fondi per un programma che passa attraverso le imprese, e dedicato agli studenti di ingegneria meccanica, tecnologia della produzione, informatica oppure economia. I ragazzi, vengono assunti con un contratto part-time di 80 ore al mese all’interno dell’ azienda, così si trovano già a fianco delle imprese e possono crescere professionalmente ‘sul campo’.

A un anno dal varo del Piano Industra 4.0, il Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, ha esposto un bilancio dei risultati ottenuti durante il 2016, in vari campi, come emerge dal rapporto del Ministero dello Sviluppo Economico.

Tra i dati più rilevanti abbiamo una crescita degli occupati del + 1,3% , e una produzione industriale del + 2,6%. Oltre a un aumento della fiducia delle imprese in campo tecnologico e ad un aumento nella produzione di macchinari del +4%.

Il Piano Nazionale, che a Settembre di quest’anno, ha cambiato nome in Impresa 4.0’, (per sottolineare l’importanza che il Governo vuole dare ai servizi e al loro elevato potenziale di digitalizzazione) è in pieno sviluppo, e lo stesso rapporto presentato dal Ministero, espone una lista degli obiettivi da raggiungere entro il 2020.

Tra i principali: +11,3 Mld € di spesa privata per il progetto Ricerca&Sviluppo con maggiore focus su tecnologie I4.0; 200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati su temi I4.0; +100% studenti iscritti ad Istituti Tecnici Superiori su temi I4.0; +1 Mld € Riforma e rifinanziamento del Fondo di Garanzia; +1Mld€ Contratti di sviluppo focalizzati su investimenti I4.0.

Ma se l’Italia si sta ancora ponendo degli obiettivi, altri paesi come la Germania, la Francia e gli Stati Uniti, sono già padroni della quarta rivoluzione Industriale.

Questo perché non basta un finanziamento pubblico, ma serve il coinvolgimento di più parti, in primo luogo degli imprenditori e della ricerca. Lo stesso Draghi, ha detto che “non è sufficiente riempire le banche di soldi, serve il progetto industriale necessario per attirare capitali privati”.

Per questo, gran parte delle industrie nel nostro paese, non sa come fare per allinearsi a questa nuova era delle macchine, perché senza le strutture intermedie, l’impresa da sola non ce la fa. A questo va aggiunta il livello di formazione dei lavoratori italiani tra i 24 e i 65 anni, che risulta essere al di sotto della media europea, comportando di fatto un rallentamento al processo evolutivo delle imprese.

Sempre a Berlino, dove la strategia Industria 4.0 è partita nel 2011, il ministero dell’Istruzione e Ricerca ha cominciato da subito a lavorare con Industria, Economia, Lavoro, Interni e Sanità; e sempre qui, molti istituti fanno progetti di ricerca sulla collaborazione tra macchina e uomo e tra uomini e robot, che subito dopo saranno trasferite alle imprese.

L’Italia ha già iniziato la sua rincorsa, ma prima di tutto abbiamo bisogno di un’inversione culturale sia fuori che dentro le industrie, la capacità di vedere che la competizione del futuro, passa attraverso una serie di ‘step’ e di attori che partecipano a questa crescita.

Il futuro come lo immaginiamo noi allora, non è poi così tremendo e le macchine non potranno dominarci come ci fanno credere nei film, perché sarò sempre l’uomo il centro di questo processo, con la sua creatività e le sue innovazioni. Però, invece di caricarsi pesi sulle spalle e mettere a rischio la propria salute, si dedicherà a mansioni più adatte a lui, che gli permetteranno finalmente di usare la testa piuttosto che le braccia.