Non si contano le conquiste che il genere umano ha ottenuto lungo tutta la sua storia con l’obiettivo di migliorare la propria condizione sul pianeta Terra. A oggi però il divario tra chi vive nella ricchezza e chi vive nella povertà ha raggiunto dimensioni a dir poco imbarazzanti.

Il problema non è e non è mai stata la presunta mancanza di denaro e di risorse; il problema è invece la loro distribuzione: una percentuale bassissima di individui dispone di ricchezze esorbitanti mentre una percentuale altissima degli stessi deve far fronte alla più miserevole povertà.

Il vero dio resta dunque il denaro, e tutte le guerre che si susseguono sul globo terracqueo sono dovute a interessi esclusivamente economici. Viene quindi da chiedersi quanto credito possa in fondo avere la tanto decantata evoluzione dell’uomo. La storia pare debba insegnare e aiutare a non dimenticare, perché quanto di negativo accaduto non si ripeta.

Lettera morta: certe dinamiche si ripropongono ciclicamente, tanto da scoraggiare anche chi nutre la massima fiducia nel buon senso dei terrestri. La speranza è certo l’ultima a morire; ma perché un giorno a ben vedere non tanto lontano non soccomba definitivamente è necessario che l’aria che respiriamo, la terra su cui poggiamo e l’acqua che ci disseta non siano compromesse in maniera irreversibile.

In breve, non è semplicemente importante salvaguardare l’ambiente, il nostro ambiente: è vitale. I trattati internazionali che prevedono la tutela del pianeta sembrano essere carta straccia per Donald Trump, che governa la prima potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America.

E gli altri potenti della Terra checché se ne dica lo seguono a ruota, la logica dei loro comportamenti sfiora l’esattezza matematica: guerra o pace che sia, il fine è l’incremento del profitto, e perché questo avvenga bisogna produrre e consumare. Si consuma quindi ciò che si produce, e si produce attraverso le risorse che la Terra offre.

Il serbatoio cui attingere, per quanto vasto, è limitato, e a furia di sottrarre gli ormai precari equilibri dell’ecosistema rischiano il collasso. Basti pensare a come le variazioni climatiche degli ultimi anni stiano prendendo una piega inedita, imprevista. E se è vero che in natura ad azione corrisponde reazione, l’umana manipolazione degli elementi pone le sorti del pianeta sull’orlo di un piano quanto mai inclinato.

Non c’è chi ci guadagna: tutti ci perdono. Si deve invertire la rotta, presto. La Terra è la nostra casa, e ne dovremmo avere la responsabilità. Ricchi o poveri che si sia, per i propri figli ci si augura il meglio, sempre.

Se non altro quindi pensiamo a loro, affacciamoci sulle generazioni che verranno provando a immaginare quanto potrebbero subire le conseguenze del nostro operato, loro, che non meritano una vita pre-condizionata da chi la stessa vita gli ha dato: sarebbe una contraddizione, la più triste.

Facciamo dunque della responsabilità il nostro primo principio; c’è chi ci ha riflettuto, Hans Jonas, il filosofo tedesco che ai suoi contemporanei e alle generazioni future ha donato pagine di luce, Il principio responsabilità.

Non è affatto un caso.