Quando uno o più denti si rovinano, cadono, invecchiano e le loro radici si indeboliscono è necessario sostituirli con delle protesi, per mezzo dell’implantologia dentale.

Con uno o più interventi questa branca della chirurgia, sostituisce i denti malati con una serie di impianti metallici nuovi (di solito viti in titanio) da inserire sopra la gengiva, nell’osso mandibolare o in quello mascellare, a sostegno della protesi (il dente vero e proprio che si vede anche all’esterno) per restituire al paziente la sua normale funzione masticatoria.

Ma partiamo dalle basi. Siamo nel 1952, e il Prof. Branemark dell’Università di Goteborg, parlò per primo del processo di osteointegrazione (capacità dell’organismo a inglobare gli impianti esterni) e di protesi fisse. Da quel momento in poi le novità si sono successe a vista d’occhio e lo stesso Branemark trent’anni dopo, ideò il Toronto – Bridge per sostituire l’intera arcata dentale, un metodo che è in uso ancora oggi.

Ai giorni nostri però l’aumento della qualità della vita (come testimonia l’Organizzazione Mondiale della Sanità) e quindi l’aumento di persone anziane in circolazione, ha dato un forte impulso a questo settore, che con il passare degli anni e grazie allo sviluppo tecnologico ha cambiato non solo le tecniche, ma anche gli strumenti, i metodi e i materiali utilizzati.

Tra i sistemi impiantistici di uso comune che hanno subito maggiori trasformazioni nel corso degli anni, troviamo gli impianti monofasici: operazioni basate sull’innesto di viti in titanio e che oggi si sono evoluti soprattutto per la totale mancanza di dolore provato dal paziente. Il nome di questa nuova tecnica è ‘flapless’ (in italiano ‘senza ferita’) e sostituisce l’uso del bisturi e quindi l’incisione vera e propria, con il più semplice e meno invasivo sollevamento gengivale.

Ma la più grande rivoluzione odontoiatrica è avvenuta soprattutto in fase pre- chirurgica, nella progettazione e nel metodo, grazie ai nuovi software 3D.

Ma facciamo chiarezza. Prima di tutto con il termine ‘progettazione’ si intende il progetto vero e proprio dell’intervento e il posizionamento dell’impianto; a rendere più efficiente questa fase sono stati soprattutto i nuovi software di elaborazione: apparecchiature capaci di elaborare fotografie e scansioni in 3D dell’intero volto del paziente.

Nello specifico, un macchinario proietta dei raggi conifrmi intorno al cranio, ruotando e scattando foto da ogni angolazione possibile per ottenere un’immagine a 360°, sia del volto che dell’apparato dentario. Questo, permette non solo di avere maggiore precisione, ma anche di eliminare le impronte con materiali tradizionali come paste o cera.

Sempre a livello progettuale, un altro sistema attualmente in uso è il CAD/CAM (Computer Aided Design/Computer Aided Manufactoring) un metodo di progettazione manuale attraverso software 3D seguiti dalla successiva realizzazione del prototipo in laboratorio.

Anche qui la tecniche obsoleta a cera, per ottenere lo stampo delle arcate, non c’è più e viene sostituita da quella digitalizzata; a progettare il frame work è l’odontotecnico che una volta scelto il materiale, gli spessori e le forme interne ed esterne (sistemi CAD), invia un file alla sede che produce il manufatto (sistemi CAM) oppure lo si produce direttamente nello stabile, se si tratta di studi medici di tipo ‘Chirside’.

Data l’importanza della lavorazione, i sistemi CAD/CAM, hanno dato e daranno anche un grande impulso allo sviluppo di nuovi materiali biocompatibili, resistenti, belli da vedere e sempre più tollerabili dal nostro organismo come il biossido di zirconio, il titanio e il Peek (polietereterchetone) un materiale termoplastico con caratteristiche molto simili a quelle del tessuto osseo.

A livello metodologico invece, ovvero di pianificazione digitale (e non progettazione fisica) dell’intervento chirurgico, il metodo 3D ha un’altra funzione.

L’evoluzione più evidente è la pianificazione computer-guidata: un metodo che consente al chirurgo di organizzare passo dopo passo e grazie all’uso del computer, ogni fase del processo chirurgico implantare, riducendo così con largo anticipo quelli che sono i rischi dell’operazione ed evitando le aree a rischio chirurgico.

Quindi una volta eseguita la TAC 3D della zona interessata, la si importa in un software di ultima generazione in grado di elaborare immagini bi/tridimensionali dell’apparato dentale, consentendo al medico di effettuare un intervento virtuale al computer, ed evitando così il posizionamento delle protesi a “mani nude” il che può comportare un rischio due volte superore rispetto all’aiuto del computer.

Infine, un ultimo ma fondamentale impiego favorito dalla tecnologia 3D (ma anche tra le novità più recenti nel settore) è l’impronta a colori. Attualmente gli scanner ottici in circolazione che permettono di ottenere un simile risultato sono ancora pochi, ma non dobbiamo sottovalutarne l’importanza tanto per il medico, che riesce in questo modo a rilevare meglio i confini tra tessuti duri e molli; quanto per il paziente.

Non va dimenticato infatti che tutte le innovazioni progettuali e metodologiche non andranno solo a favore del odontoiatra, ma anche del paziente: basti pensare al modello delle protesi CAM, che per la precisione e la finezza dei materiali utilizzati permettono al paziente di conoscere il risultato dell’operazione già prima che avvenga.

In conclusione la scansione 3D, madre delle più grandi evoluzioni in campo odontoiatrico, permette di riprodurre a partire dall’analisi delle coordinate di un oggetto fisco, l’oggetto stesso con tutti i suoi dettagli.

Ma gli scanner intraorali sono pur sempre strumenti tecnologici e quindi soggetti a un grado di precisione, risoluzione e velocità che dipende sempre dalla qualità del prodotto utilizzato e dall’abilità del medico che lo utilizza.

A prescindere da questo e dai costi ancora elevati delle nuove tecniche, il futuro dell’implantologia dentale è in continua evoluzione, ma la vera vittoria sarà proprio l’inserimento di simili macchinari in un contesto ‘quotidiano’.

I tempi di progettazione e quelli di operazione stanno diminuendo e, ben presto, le richieste da parte dei pazienti andranno di pari passo a questo nuovo sviluppo.