Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha dato fondo al suo ingegno per non soccombere alla forza degli elementi, con l’intento di migliorare la propria condizione sulla Terra. Ne consegue che la storia dell’uomo può essere intesa anche come la storia delle sue acquisizioni tecniche, che concretamente si sono riversate nella vita di ogni giorno attraverso numerose invenzioni.

A ben vedere, la prima grande invenzione è la ruota, la cui ideazione risale intorno al 3.500 a.C.; la si ritrova oggi in un quantitativo spropositato di oggetti di uso comune e non, a testimonianza di quanto abbia inciso e di quanto ancora incida sul globo terracqueo.

La bussola e il cannocchiale hanno invece permesso all’uomo una diversa percezione di sé nello spazio: se la bussola nasceva tra il IX e l’XI secolo a opera di marinai cinesi, garantendo una navigazione sicura senza che si perdesse l’orientamento e contribuendo anzi al buon esito dei traffici e delle esplorazioni, con il cannocchiale, la cui paternità è attribuita a Galileo Galilei che ne costruì uno nel 1609, nasceva invece l’astronomia moderna. Lo stesso Galilei non avrebbe poi potuto diffondere il Sidereus Nuncius se nel 1440 Johannes Gutenberg non avesse dato alla luce quel processo meccanizzato capace di trasferire l’inchiostro dai caratteri mobili alla carta: in una parola, la stampa.

Invenzione a dir poco epocale, se si pensa che solo nel 1500 nell’Europa occidentale vennero stampati circa 20 milioni di volumi e che la Riforma Protestante ebbe inizio con la stampa e la celebre affissione delle 95 tesi di Martin Lutero.

E a proposito di processi meccanizzati, la locomotiva a vapore, costruita nel 1829 dall’ingegnere britannico Robert Stephenson, segnò la nascita del trasporto ferroviario di passeggeri sulla linea Liverpool-Manchester. Siamo dunque in piena rivoluzione industriale, in quell’epoca che per certi versi è stata quindi inaugurata dalla realizzazione del motore a combustione interna: energia chimica che diviene forza lavoro meccanica.

E su questa scia, altre invenzioni, l’automobile in particolare: «Puoi averla in qualsiasi colore, purché sia nera», si diceva della prima auto di massa, la Ford Modello T, prodotta a partire dal 1908 nella fabbrica di Detroit dell’industriale Henry Ford. Serrati i ritmi di lavoro in officina, anche di notte, perché nel 1879 Thomas Edison sfidò e vinse il buio con una lampada a filamento di carbonio, meglio conosciuta come lampadina.

Wilhelm Konrad Roentgen vinse nel 1901 il premio Nobel per la fisica dopo avere scoperto nel 1895 i raggi X, capaci di attraversare la materia: da quel momento la medicina non sarebbe stata più la stessa, tra diagnosi di ossa rotte, problemi dentali, tumori e disturbi più o meno gravi e di vario genere.

Mentre Alan Turing ci guarda orgoglioso dall’alto: nel corso della seconda guerra mondiale progettò il primo prototipo di computer per decifrare i codici militari segreti: una macchina costosa ed enorme, con una memoria di 128 parole e in grado di eseguire una sola operazione alla volta in un lasso di tempo che oscillava tra i 64 e i 1024 secondi. Forse nemmeno Turing immaginava che da lì a qualche decennio ci si sarebbe trovati irretiti nel World Wide Web, tra le maglie di Internet, l’insieme mondiale di reti telematiche interconnesse tra loro, attualmente il principale mezzo di comunicazione di massa.

Arpanet, la rete di computer pensata nel 1969 per scopi militari statunitensi durante la guerra fredda ne fu l’embrione; Internet divenne poi una vera e propria rivoluzione tecnologica e socio-culturale dagli inizi degli anni novanta.

E sembra ora perdersi nel tempo la dimostrazione del funzionamento che nel 1871 Antonio Meucci fece del suo «telettrofono».

Nonostante qualche problema relativo alla paternità del brevetto, per alcuni presentato da Alexander Graham Bell, il Congresso degli Stati Uniti nel 2002 ha ufficialmente riconosciuto proprio a Meucci la paternità di quello che è oggi è universalmente conosciuto come telefono.