Sport e tecnologia rappresentano un binomio vincente. L’uno non snatura l’altra, anzi; le accresciute competenze medico-scientifiche, che spesso si servono di macchine all’avanguardia, hanno infatti nel tempo assestato un duro colpo alla piaga sportiva per antonomasia, il doping. Il processo è ormai avviato, gli atleti di ogni disciplina devono passare al vaglio della Wada, World Anti-doping Agency, l’agenzia antidoping mondiale, ed essere quindi sottoposti a drug test: chi ha assunto sostanze dopanti viene immediatamente squalificato.

È purtroppo facile accostare al doping il ciclismo, dimenticando invece quanto sia nobile lo sport della bicicletta che, comunque, continua a trarre vantaggi evidenti dall’impiego della tecnologia: l’aerodinamica delle due ruote viene affinata nella galleria del vento e i ciclisti monitorano il proprio stato di salute e le proprie prestazioni grazie ai dispositivi wereable, smartwatch e smartband soprattutto. Si tratta di fitness tracker che trovano consenso anche nel running, professionistico e amatoriale.

Software specifici rielaborano poi i dati e realizzano un piano alimentare e di allenamento per ogni singolo atleta perché migliori la performance. E perché si abbattano i record. Come di recente accaduto nel nuoto, con una frequenza insolita: le tute di poliuretano abbassavano i tempi degli atleti con struttura fisica imponente, finendo per essere bandite dalla federazione. Che però lascia spazio alla ricerca di materiali che rendano sempre più acqua-dinamici occhialini e cuffie e all’uso di velocimetri e palette tecnologiche, che misurano velocità dalla partenza alla virata e forza esercitata all’ingresso in acqua e durante le bracciate.

Anche negli sport invernali un materiale ha portato una significativa variazione: gli sci in alluminio, rispetto ai precedenti in legno, hanno a dir poco ridotto i tempi di reazione e incrementato la velocità. È chiaro: in tutti gli sport in cui è signora la velocità anche un millesimo di secondo può fare la differenza. Basti pensare all’automobilismo e al motociclismo, ormai sinonimi di tecnologia: i prototipi di Formula 1 e MotoGP tra meccanica ed elettronica potrebbero a oggi essere facilmente presi per macchine venute da chissà quale futuro.

Resta però fermo un punto: il talento dell’atleta e del pilota non viene sminuito dall’impiego della tecnologia; ha se mai modo di esprimersi attraverso una vasta gamma di mezzi a disposizione.

E lo sport di casa nostra, il calcio, è nel pieno di una stagione all’insegna della tecnologia. Più che il pallone e i calciatori, attualmente nel calcio protagonista è la VAR, Video Assistant Referee, ovvero il sistema attraverso cui un arbitro dall’esterno collabora con l’arbitro in campo esaminando con l’ausilio di filmati situazioni dubbie relativamente alla partita.

L’obiettivo è quello di ridurre al minimo gli errori degli stessi arbitri, e le statistiche rese note dopo il girone di andata della Serie A 2017-18 sembrano dare ragione al nuovo sistema tecnologico. Che sarà adottato anche nei prossimi mondiali di Russia 2018: per intenderci, non rivedremo più niente di simile alla Mano de Dios di Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra ai mondiali di Messico 1986, un pezzo di storia calcistica e non solo. Var o non Var, nel calcio la tecnologia è divenuta un tutt’uno con la tattica, la strategia di gioco.

L’avversario non ha più segreti o quasi, grazie ai software che ne analizzano il gioco di squadra e di ogni singolo. Un drone invece supervisiona per l’allenatore gli allenamenti dei suoi giocatori, per studiare e quindi perfezionare le caratteristiche tecniche e fisiche dei calciatori.

Così anche nel basket, ma all’ennesima potenza negli stati Uniti d’America con la lega professionistica dell’NBA, l’olimpo della pallacanestro.

E a prescindere dal tipo di sport, con la tecnologia ne ha guadagnato la sicurezza, perché tutte le strutture che ospitano eventi sportivi sono ormai disseminate di telecamere di sorveglianza e sistemi di allarme pronti a scattare in caso d’emergenza. Il che non guasta mai.