Nel V secolo a.C., un filosofo greco di nome Anassagora disse: “l’uomo è intelligente perché ha la mano”, intuendo per primo il legame tra intelletto e azione, lo stesso che ha segnato la vita di tutta l’umanità e che oggi è totalmente diverso dal passato.

Fin dalle origini infatti, gli uomini hanno sempre usato il cervello per adattarsi all’ambiente circostante, hanno pensato a strategie difensive, a come trasportare animali e schiavi, a come esplorare l’ambiente e la Natura che li circondava. Tutto questo solo grazie a quel rapporto tra mente e mano, ideazione e creazione.

Ma oggi come funzionano le cose? Per spiegarlo bisogna prima di tutto chiarire un concetto, quello di tecnologia. Un termine questo, che ci fa pensare subito ai moderni prodotti circolanti sul mercato e che invece ha un significato ben più ampio.

Con tecnologia infatti, si indica non tanto l’oggetto, quanto il modo in cui progettare strumenti o macchine, per risolvere un problema o migliorare un aspetto della nostra vita quotidiana.

Se quindi la tecnica ci spiega ‘come si fa a fare una cosa’, la tecnologia ci dice ‘quello che serve sapere per farla’, e mette insieme le migliori conoscenze in campo scientifico, per creare nuovi mezzi di adattamento utili all’uomo.

In questo senso anche lo sviluppo dei primi utensili, al tempo dei cacciatori-raccoglitori, rappresentano un progresso tecnologico, mirato per lo più alle guerre, alla scoperta del mondo, alla volontà di muoversi con più facilità oppure di adattarsi al proprio territorio.

I Fenici per esempio, nati e cresciuti nei pressi dei due grandi fiumi, il Tigri e l’Eufrate, inventarono piccole imbarcazioni fatte di pelli che li trasportavano da una parte all’altra delle loro terre, agevolando così la pesca e gli spostamenti. Ben presto i Fenici, allargarono le loro conoscenze diventando esperti conoscitori del mare, dei golfi e delle città costiere, e abbandonando le precedenti attività per il commercio.

I Romani ancora, dedicarono l’intero campo della tecnica all’architettura e alle costruzioni civili ma bisognerà aspettare il Rinascimento per assistere ad un intenso sviluppo delle invenzioni tecniche, grazie al rapido moltiplicarsi delle ricerche e alle loro applicazioni in campo civile. E allora ecco che le navi saranno dotate di timone, che le loro dimensioni saranno sempre maggiori e i naviganti avranno con se bussole, barometri e astrolabi: grandi e piccoli progressi allora, che permisero poi, ai grandi come Colombo, Juan de la Cosa e Amerigo Vespucci, di compiere i loro viaggi epici di circumnavigazione del globo.

Fu quindi il bisogno di risolvere problemi pratici a stimolare lo sviluppo delle nuove invenzioni. Nel corso degli anni però, da semplice necessità, la tecnologia è diventata radice del progresso sfrenato e delle industrie, di comodità e soprattutto, di ricchezza.

L’esempio maggiore ne sono le due Rivoluzioni Industriali: l’utilizzo di nuove fonti energetiche nella prima e i nuovi mezzi di comunicazione nella seconda.

Il treno, il telegrafo, il telefono, incrementarono in maniera esponenziale le relazioni intercontinentali; mentre lo sviluppo delle fabbriche e la meccanizzazione, consentì agli imprenditori di risparmiare sul costo della manodopera affidando alle macchine molte operazioni fino ad allora compiute dagli operai. Tutto questo ebbe un ruolo decisivo non solo per il cambiamento industriale dei paesi ma anche per quello della vita quotidiana e della salute.

Il grande problema della tecnologia infatti è che, a seconda di come viene usata, crea un sistema dal quale l’uomo dipende in modo sempre più passivo, e del quale ignora o sottovaluta le conseguenze. Così, dal principio del XIX secolo in poi, durante la corsa al gigantismo industriale, le tecnologie iniziano ad essere sempre più presenti nella vita quotidiana.

A partire dai tardi anni 50 del secolo scorso, e con l’arrivo della grande rivoluzione digitale, la situazione cambia drasticamente. Grazie all’informatica, all’elettronica, alla telematica e alla multimedialità, la parola chiave diventa l’Informazione, e il passaggio più evidente sarà quello dalla tecnologia meccanico-analogica a quella digitale, il cui scopo è di trasmettere informazioni e di creare una cultura di massa basata sull’immagine e sul suono.

La rivoluzione digitale dunque, ha portato ai più grandi cambiamenti socio-economici della storia dell’umanità. Grazie al Computer e al World Wide Web, adesso ogni angolo della terra è connesso e diventa sempre più facile conoscere senza spostarsi. Quello che prima era un mezzo necessario di miglioramento, un’attività che da forme e cambiamento alla cultura in maniera per lo più sana e positiva, per affiancare praticamente le necessità umane, diventa oggi sempre meno utile e sempre più accessorio.

La tecnologia moderna è divisa in due: da un lato, le nuove invenzioni che permettono di stravolgere il mondo del lavoro, e di sollevare l’uomo dai compiti più rischiosi. Per esempio la Startup dell’Università di Genova, che ha introdotto un nuovo sistema innovativo, per intervenire tempestivamente durante un’emergenza lavorativa, che permette di localizzare le persone, visualizzare il percorso più breve per raggiungere i dispersi, gestire i falsi allarmi e molti altri tipi di funzioni.

Dall’altro lato invece, pensiamo alla tecnologia non più come supporto, ma come sostituzione dell’Intelletto, quello stesso di cui ci parlava Anassagora, e che oggi vogliamo sostituire con le nuove tecnologie, rischiando così di abbandonarci a loro.

Smartphone, tablet e computer sono sempre più all’avanguardia e ci consentono di diventare cittadini del mondo, e di avere accesso a molte più opportunità, ma ci stanno anche convincendo che tutto possa essere fatto nello stesso luogo. E allora, per andare in giro preferiamo prendere l’automobile invece che andare a piedi, per fare sport preferiamo una console da usare comodamente a casa; e per mangiare cibo straniero preferiamo un’applicazione sul cellulare, piuttosto che curiosare tra le vie della città.

Insomma, una mente esterna alla nostra, come fa capire meglio un discorso di Steve Jobs durante una conferenza sul significato della “I” dell’I-Phone, e dice: “Siamo una società di personal computer, e anche se il prodotto è nato per la rete, è anche un bel prodotto autonomo.

Pensiamo anche all’istruzione. È perfetto per la maggior parte delle cose che si fanno”. Insomma, l’intelligenza dell’uomo non è più in una mano, ma in un dito.