Che cos’è la scienza se non altro che un portentoso strumento al servizio dell’umanità? In secoli di Storia ha prodotto la penicillina e la bomba atomica, i pannelli fotovoltaici e le colture geneticamente modificate. Risultati conclamati di anni di ricerca, di lavoro e sperimentazione.

Benefici inconfutabili e danni altrettanto evidenti, conseguenza di un utilizzo irresponsabile. Lungo è anche il cammino della scienza a salvaguardia e sviluppo della saluta umana. Potremmo immaginare un formidabile percorso nel tempo dal V secolo a.C. a un qualsiasi giorno del nostro presente.

Partiremmo da Ippocrate di Coo, dalla nascita della scienza medica con il superamento delle credenze magiche e religiose intorno alla malattia e alla sue origine per arrivare vorticosamente a noi, che digitando qualche lettera sul nostro smarthphone ci accertiamo degli effetti benefici della tazza di tè verde che ci accingiamo a sorseggiare.

Leggeremo quindi con soddisfazione: “Tè verde: tutti i benefici dimostrati dalla scienza. Il tè verde non ci rende solo più svegli, ma addirittura più intelligenti. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Nutrition ha dimostrato che caffeina e L-teanina, possono avere un effetto sinergico e la loro combinazione è particolarmente potente nel migliorare le funzioni del cervello.

Ma prima, molto prima della nostra tazza di tè c’era stato Ippocrate e l’introduzione del suo rigoroso metodo empirico, l’osservazione attenta e sistematica dei sintomi, la teoria e la pratica complementari e interdipendenti, collocate su uno stesso piano di importanza. E noi, spesso medici fai da te, siamo invece davvero così lontani dall’approccio pre-scientifico, basato su credenze magico-religiose, quando affidiamo la nostra salute a mezzi di informazione non sempre ineccepibili?

Sappiamo chi ha sponsorizzato una ricerca scientifica, a prescindere dalla veridicità dei dati su cui essa si fonda? Siamo a conoscenza, consultando il web, che centinaia di riviste scientifiche non sono neanche accreditate? Siamo consapevoli che uno scienziato ha credibilità solo se mette a disposizione i risultati della sua ricerca, in modo che altri suoi colleghi in tutto il mondo possano verificarli?

E che quando non succede, come nel noto caso del metodo Stamina, è doveroso e necessario avanzare dubbi e indagini? E soprattutto che rapporto abbiamo con la salute, la viviamo, ci viene fatta vivere, come un’ossessione? Vogliamo stare meglio anche quando stiamo bene?

Tutti questi interrogativi sono inevitabilmente legati a una tendenza ormai evidente, la diffidenza verso la scienza medica ufficiale. Il caso dei vaccini, il costituirsi di schieramenti opposti relativamente al loro utilizzo, sono i riflessi più evidenti della questione. Senza volerci addentrare in questo ambito nell’analisi dettagliata delle ragioni di una o altra parte, è forse utile ripercorrere alcune fondamentali tappe del progresso scientifico a nostro favore.

Nei primi anni Quaranta del secolo scorso circa 1 bambino fino a 5 anni su 10 moriva a causa di virus e batteri. Ora ne muoiono 4 su 1000, principalmente a causa di malformazioni congenite o problematiche emerse nel primo anno di vita. Un uso sconsiderato ed eccessivo degli antibiotici non può far dimenticare che questi hanno cambiato la storia della medicina.

Riguardo ai vaccini, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel secolo scorso sono morte 400 milioni di persone di vaiolo, 97 di morbillo, 38 di pertosse, 37 di tetano, 22 di meningite e 12 di epatite B. Con l’introduzione della vaccinazione di massa sono state salvate circa 500 milioni di persone.

Fino al 1965 la polio costringeva alla paralisi ogni anno circa 5000 persone, molte altre le condannava tutta la vita in un polmone d’acciaio. Anche in questo caso grazie al vaccino si tratta solo di ricordi di chi, a differenza dei suoi nonni, può aspettarsi di vivere oltre gli 80 anni.