La tecnologia è sempre più presente nelle nostre vite, tanto da rendere difficile pensare che se ne potrebbe ancora fare a meno.

L’high technology cresce costantemente e con una velocità impressionante. I settori nei quali trova applicazione sono numerosi e non è un azzardo pensare che di essi a non esserne interessati ne restano davvero pochi.

Tra le branche della tecnologia la robotica ha occupato un posto di rilievo sin dai suoi primi passi, che sembrano oggi lontanissimi.

Il robot è una macchina capace di svolgere precise azioni al posto dell’uomo. La sua diffusione è divenuta ormai capillare e per certi versi quasi inimmaginabile il suo sviluppo: ci troviamo di fronte a robot di prima, seconda e terza generazione, ovverosia dinanzi a una gradazione ascendente di conoscenze e competenze delle stesse macchine.

Tra i robot che con ampia portata vengono immessi nel mercato, i droni continuano a riscuotere successo tra gli appassionati di hi-tech e non solo. Il drone è un aeromobile a pilotaggio remoto, nient’altro che un velivolo senza pilota a bordo, pilotato a distanza da un computer o da chiunque ne possegga i comandi.

I droni vengono impiegati in guerra, soprattutto per monitorare grazie alla telecamera di cui dispongono il territorio del nemico e per fornire dati utili a un eventuale strategia di attacco o di difesa, così come risultano essere utili nella ricerca scientifica attraverso rilevazioni geofisiche, climatiche, archeologiche e via dicendo, nel soccorso dei dispersi in seguito a una catastrofe naturale, e nell’intrattenimento e nell’arte, prestandosi a riprese documentaristiche e cinematografiche, o ancora per svago, con video e scatti panoramici amatoriali.

I robot trovano largo uso anche nell’industria metalmeccanica. Si tratta di robot che attraverso un software eseguono il lavoro in modo ripetitivo, in alcuni casi guidati direttamente dall’uomo. Garantiscono precisione, velocità e costi di manodopera bassi quando non completamente nulli. Li si utilizza nel sollevamento dei carichi, nel porgere un utensile o in ambienti ostili, per esempio tra sostanze tossiche.

Non è un caso che vengano definiti robot collaborativi, a sentir Antonio Bicchi, professore di robotica all’Università di Pisa e senior scientist all’Istituto italiano di tecnologia, Iit, di Genova. E in ambito medico-chirurgico è doveroso fare riferimento alle protesi impiantate in sostituzione dell’arto perso, robot che rispondono rasentando la perfezione agli stimoli neuronali lanciati dal cervello.

Una trattazione a parte meriterebbero invece i robot dotati di intelligenza artificiale, capaci di creare algoritmi con cui interpretare la realtà: dagli USA arrivano il software Wordsmith Beta, il robot-giornalista che genera articoli in automatico, e Prospero, l’automa-contadino a sei zampe che si muove per i campi provvedendo alla semina. Mentre tutto italiano è Walkman, capace di camminare, aprire una porta, guidare un veicolo, usare un trapano e soprattutto di intervenire in situazioni di emergenza, come nel caso di un allarme in una centrale nucleare.

Non si contano poi i robot umanoidi, dalla struttura che riproduce il corpo umano, come Asimo di Honda Robotics, o il robot da compagnia Alpha 2 pensato per le famiglie dai cinesi di Ubtech Robotics, o l’orgoglio italiano iCub, l’androide bambino di casa Iit, senza dimenticare Zeno, conosciuto anche come Milo, realizzato dall’americana Robokind e utilizzato nelle terapie per i bambini autistici e nella robotica educativa.

Per l’assistenza agli anziani Toyota sta invece lavorando a Humanoid e Robina, e un gruppo di aziende e centri di ricerca europei stanno sviluppando Romeo, il robot badante.

E con Sophia – che con la sua somiglianza a Audrey Hepburn e la sua capacità di riprodurre espressioni facciali umane si è presa la scena all’ultimo Wired Next Fest di Firenze – si può tranquillamente fare una bella chiacchierata, come nei desideri dei suoi creatori, i giapponesi della Hanson Robotics e lo scienziato Hiroshi Ishiguro.

Viene quindi da pensare che, in fondo, la serie di racconti Io, Robot di Isaac Asimov non era allora soltanto fantascienza.