Il robot è una delle sfide tecnologiche forse più entusiasmanti, ma la più grande dal punto di vista della creatività umana. Comprende non solo l’ambito ingegneristico e scientifico, ma il pensiero umano, la conoscenza, l’etica e la sociologia dell’interazione con l’essere umano.
Un approccio fondamentale nello sviluppo degli umanoidi e della robotica sarà quello dedicato all’etica e alla coesistenza con l’essere umano. Diffondere i robot nella società e promuoverne l’accettazione da parte dei cittadini significa anche mettere a punto regole di coesistenza e regole etiche di utilizzo della robotica. L’integrazione nella vita comune di queste nuove tecnologie sarà il risultato di un sapere scientifico-tecnologico, ma anche culturale.

I temi cardine su cui lavorare per accrescere una solidità culturale si focalizzeranno sulle future tecnologie che non potranno rimpiazzare l’essere umano. I robot non potranno avere il complesso sistema biochimico che regola l’essere umano. E ancora, la sostituzione con l’essere umano avverrà in termini di decisione operative. In questo caso entrerà in gioco l’etica e le regole che ritmeranno le capacità da far raggiungere all’intelligenza artificiale dei robot stessi. Un aspetto significativo e ultimamente sul tavolo di discussione tra giornalisti e scienziati riguarderà la solitudine dell’essere umano che, in uno scenario futuro fatto di uomini e umanoidi, si troverà più a contatto con il suo personal robot che con i suoi simili. Le nuove tecnologie hanno spesso sollevato il rischio di un isolamento individuale, ponendo d’altro canto l’individuo stesso dinanzi a una miriade di informazione che prima d’ora non avrebbe potuto scambiare altrimenti. L’equilibrio fra questi due inversi, quello umano e quello robotico, dipende dalle scelte individuali.

Questi temi potrebbero essere tradotti in un codice giuridico-normativo che disciplinerà le interazioni fra esseri umani e robot, nella sfera privata e in quella pubblica. Una società mista sarà un’immensa scommessa scientifica e culturale. In primo luogo i robot dovranno essere umano-centrici, al servizio dell’essere umano e accanto all’essere umano. Sarà necessario comprendere a fondo quali bisogni richiederà la società futura e quali scenari costruire per adattarsi a caratteristiche etnografiche diverse. Sarà inoltre necessario definire un riferimento etico che preveda impatti sociali, occorrerà ridefinire l’architettura e il disegno dei robot per adattarli agli aspetti sociologici ed etici, aspetti che dovrebbero essere riconosciuti a livello internazionale in un vero e proprio codice. Infine, dovrà essere ridefinita la mappa dei nuovi mercati cui la robotica farà riferimento, sia dal punto di vista della manifattura su larga scala, sia su manutenzione e distribuzione dei robot. Le competenze che deriveranno da questi aspetti comportamentali e scientifici legati alla coesistenza robot-umano, porteranno a nuove figure professionali che bisognerà promuovere già a livello scolastico e formativo.
Dal punto di vista sociale i robot dovranno anche essere human friendly, non solo dalle elevate efficienze tecnologiche ma gradevoli agli occhi: l’accettabilità sociale è un concetto molto ampio e dipende sicuramente dalla percezione soggettiva del singolo, ma come avviene per un auto o una moto oggi, il robot rappresenta una sfida tecnologica plurima, dai costi abbordabili, alla semplicità di disegno, allo stile del design.
La necessità di un codice etico che regoli questa coesistenza è affrontata dagli scienziati con tre approcci differenti. Uno altamente “morale”, che correla la necessità di un codice alla capacità di agre di una tecnologia. L’artefatto tecnologico deve riflettere delle specifiche regole da seguire nel prendere le sue decisioni autonomamente. Un secondo approccio è quello della “moralità funzionale”, ossia l’imporre il superamento di alcuni test prima di definire il robot come una gente morale. Se il robot ha una forma di intelligenza, deve anche avere una forma di morale. Infine, un terzo approccio riguarda il definire un “sistema di valori” che prevedano una scala di valori da assumere per il robot. La possibilità dunque che il robot stesso possa distinguere che cosa è bene e che cosa è male.
Il percorso non è quello di caricare la scienza di una “competenza” etica, ma, ed è l’effetto che vuole avere l’Enciclica “Laudato Sì” del Santo Padre, educare gli scienziati come cittadini e quindi tutti i cittadini a un’etica della sostenibilità e della coesistenza con i robot, attraverso la scuola, i giornali e tutte le agenzie culturali. Con etica non si intende un “pacchetto” di valori, ossia “aiuta il migrante” oppure “paga le tasse”. L’azione che serve è spiegare fin da bambini ai cittadini di domani quali sono i problemi e quali le conseguenze se non li si affronta in modo etico. Come fa il Papa: alla base dell’ultima Enciclica c’è l’idea, quasi scientifica, che ogni azione ha una conseguenza e questa non è solo religione. E’ un principio di base della fisica.
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IIT – ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA

È un centro di ricerca scientifica che promuove lo sviluppo tecnologico. Conta oltre 1600 dipendenti, di cui l’82% di area tecnico-scientifica. Con più di 10000 pubblicazioni, oltre 160 progetti Europei e 19 ERC, 613 titoli di brevetti attivi, 17 spin-off già avviati costituite e 26 in fase di lancio. Nel 2016 il finanziamento ricevuto dallo Stato, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato di circa 96 milioni di euro, di cui circa l’85% è stato destinato alle attività tecnico-scientifiche. Dal 2006 il portafoglio IIT relativo ai fondi esterni ammonta a 197,8 milioni di euro, di cui 11.2 milioni per il contributo in-kind. Tra i fondi competitivi del 2017 ricordiamo 4 finanziamenti da parte dell’European Research Council (ERC), che si aggiungono ai 15 finanziamenti ERC già ottenuti da ricercatori IIT (19 ERC complessivi nel 2016 su oltre 200 ricercatori di staff di cui 72 Principal Investigator). I ricercatori, con 21 profili differenti (che vanno dalla medicina all’ingegneria) lavorano insieme per implementare il piano strategico 2018-2023 dell’Istituto.
Nel 2016 secondo il rapporto di Valutazione della Qualità della Ricerca a cura di Anvur IIT è risultato primo in Italia nelle seguenti 5 aree scientifiche – scienze matematiche ed informatiche, scienze chimiche, scienze biologiche, ingegneria industriale e dell’informazione e le scienze psicologiche – e secondo nelle scienze fisiche. Nature ha inserito IIT (unico centro di ricerca Italiano) nella classifica mondiale “Nature Index Rising Stars 2016”, pubblicata nell’articolo “Catch them if you can” (Nature 535, S68–S76 (2016), tra i 25 centri di ricerca più giovani che hanno conseguito il più alto impatto citazionale.
Insieme al Central Lab di Genova (30 mila m2) IIT conta 12 centri di ricerca nel territorio nazionale (a Torino, 2 a Milano, Trento, Roma, Pisa, Napoli, Lecce, Ferrara) e 2 negli USA (MIT e Harvard). Nel 2016 si è avviato l’ampliamento sul territorio genovese del polo tecnologico degli Erzelli con la previsione di realizzare 4.500 m2 di laboratori dedicati alle tecnologie sviluppate per la salute umana. Nel 2018 è prevista la realizzazione del nuovo centro dedicato alla robotica di circa 9 mila m2.

dr. ROBERTO CINGOLANI, DIRETTORE IIT

Roberto Cingolani nasce a Milano nel dicembre 1961, consegue nel 1985 la Laurea in Fisica presso l’Università di Bari, dove nel 1988 ottiene il titolo di Dottore di Ricerca in Fisica. Nel 1989 consegue il Diploma di Perfezionamento in Fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra il 1989 e il 1991 è ricercatore presso il Max Planck Institut für Festkörperforschung a Stuttgart (Germania). Nel 1992 è nominato Professore associato di Fisica all’Università del Salento, dove nel 2000 diventa Professore di Fisica Generale alla Facoltà di Ingegneria. Nel 1997 è Visiting Professor all’Institute of Industrial Sciences della Tokyo University (Giappone), e l’anno dopo alla Virginia Commonwealth University (USA). Nel 2001 è Fondatore e Direttore del National Nanotechnology Laboratory (NNL) dell’INFM presso l’Università del Salento.
Dal dicembre 2005 è il Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, a Genova.

L’attività scientifica di Roberto Cingolani negli anni ha riguardato:
– Fisica e spettroscopia di semiconduttori
– Nanotecnologie ed effetti quantistici nelle strutture a bassa dimensionalità
– Optoelettronica
– Polimeri per fotonica ed elettronica
– Nanotecnologie su sistemi ibridi inorganico-organico
– Nuovi nano materiali compositi
– Chimica delle nanostrutture colloidali
– Nanotecnologie per diagnostica e terapia
– Nanotecnologie per l’energia
– Robotica umanoide

Roberto Cingolani è autore e co-autore di circa 750 pubblicazioni corrispondenti a 19812 citazioni, Indice H = 70 (dati aggiornati a febbraio 2015), tra articoli su riviste internazionali e partecipazioni a conferenze e libri, e ha al suo attivo 46 famiglie di brevetti. Ha rivestito vari incarichi istituzionali a livello nazionale e internazionale. Numerosi sono i riconoscimenti ricevuti: 2 premi europei del concorso dei giovani inventori della Philips, 2 premi per giovani ricercatori da parte della Società Italiana di Fisica, il premio “Ugo Campisano” dell’INFM per le ricerche nel campo della Fisica dei Semiconduttori, il premio “ST-Microelectronics” della Società Italiana di Fisica, il “Premio Grande Ippocrate” per la divulgazione scientifica da parte di Unamsi e Novartis e il premio nazionale Gentile di Fabriano. Inoltre, gli sono stati conferiti il “Premio Guido Dorso” da parte del Senato della Repubblica, il titolo di “Alfiere del Lavoro” e di “Commendatore della Repubblica” da parte del Presidente della Repubblica Italiana.