“May I offer you a glass of Chianti, Miss Morstan?” L’offerta di Thaddeus Sholto, protagonista del romanzo The sign of four scritto da Arthur Conan Doyle nel 1890, ci da l’idea di quanto fosse conosciuto il vino toscano, il Chianti nello specifico, non solo in Italia ma anche all’estero ai tempi del padre di Sherlock Holmes.

E la regione di Dante Alighieri e Francesco Petrarca è da sempre una terra di grande produzione del “nettare degli dei”.

Partiamo proprio dal già citato Chianti. L’origine del nome è avvolta nel mistero anche se la fonte più accreditata è quella che vuole la parola discendere dall’etrusco clante (acqua) di cui la zona è particolarmente ricca e che favorisce la prosperità dell’uva locale.

Nel 1932 le zone di produzione del Chianti comprendevano il Classico, i Colli Aretini, i Colli Fiorentini, le Colline Pisane, i Colli Senesi, il Montalbano e il Rùfina mentre solo nel 1996 si costituì la sottozona Montespertoli. Il vitigno principe del Chianti è il Sangiovese (al 70-100%) e solo altri vitigni nell’ambito toscano possono produrlo mentre quelli a bacca bianca non possono superare il limite massimo del 10% così come i Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon hanno il limite massimo del 15%.

Il Chianti ha generalmente un colore rubino vivace tendente al granato con l’invecchiamento, possiede un odore intenso, con sentore di frutti di bosco e con profumo di mammola e un sapore armonico, sapido, leggermente tannico, che si affina, con il tempo, al morbido vellutato.

Altra perla vinicola della Toscana è il Brunello di Montalcino, prodotto nella provincia di Siena.

Il Brunello nacque grazie all’iniziativa di Clemente Santi che l’ottenne con uva a maturazione tardiva da piante vecchie messa a fermentare a lungo assieme alle vinacce, per un periodo d’invecchiamento in botte di quattro anni. Si ottiene dal vitigno Sangiovese, che qui prende la denominazione di Sangiovese Grosso, e presenta le seguenti caratteristiche: limpido, brillante, di colore granato con un profumo intenso, persistente e ampio dov’è possibile riconoscere sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita. Al gusto, il Brunello ha corpo, eleganza e armonia ed è tanninico, asciutto, con lunga persistenza aromatica.

Vi è poi il Carmignano, prodotto nella provincia di Prato, con una miscela di Sangiovese minimo del 50% con Canaiolo nero fino al 20% e, successivamente, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, da soli o congiuntamente, dal 10 al 20%; Trebbiano toscano, Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti da soli o congiuntamente, fino a un massimo del 10%; altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nell’ambito della Toscana fino a un massimo del 10% complessivo.

Il Carmignano è uno dei vini più antichi d’Italia come testimoniato da alcuni vasi ritrovati all’interno di alcune tombe etrusche sul Monte Albano. Si tratta di un rosso rubino vivace, intenso, tendente al granato con l’invecchiamento mentre all’olfatto si presenta con profumo intenso, anche di mammola e con un pronunciato carattere di finezza. Al sapore è asciutto, sapido, pieno, armonico, morbido e vellutato. Non può mancare nella nostra disamina il Morellino di Scansano,  prodotto nella provincia di Grosseto dalla vendemmia 2007.

L’area interessata è l’intera Maremma Toscana, il territorio di Scansano, quello di Campagnatico, Grosseto, Magliano in Toscana, Roccalbegna e Semproniano, nella fascia collinare che si estende fra i fiumi Ombrone e Albegna. Il Morellino di Scansano è composto da vitigno Sangiovese all’85% e da altri vitigni a bacca rossa della zona per circa il 15%. Anche questo è un vino dal colore rosso rubino intenso, molto fine, fresco e fruttato con sentori di frutti rossi, marasca, molto spesso prugna. Al gusto è secco, caldo e leggermente tannico, ideale per carni rosse e grigliate.

Il Vernaccia di San Gimignano è invece tipico della provincia di Siena e la zona di produzione di questo pregiato vino è ristretta al solo territorio di San Gimignano. Le principali caratteristiche organolettiche di questo raffinato “nettare” sono quelle di avere un colore giallo paglierino tenue, tendente al dorato con il tempo, un odore fine, fruttato (sentore di agrumi), floreale (ginestra e mimosa) e minerale (caratterizzato dal tipico sentore di pietra focaia) mentre il sapore del Vernaccia è quello di un vino asciutto, fresco, corposo e con il caratteristico retrogusto amarognolo di mandorla amara. Altrettanto esclusivo come zona di produzione è il Pomino DOC, esistente dal 1983 e passato a DOC nel 1983 e che viene prodotto nella sola provincia di Firenze.

I vini Pomino DOC sono vini di una spiccata finezza e di un gusto particolarmente ricercato, nati e prodotti da un territorio decisamente montano ed estremamente vocato allo Chardonnay e al Pinot nero oltre al Pinot bianco, al Pinot grigio, al Trebbiano toscano, l Merlot, al Sauvignon oltre a vitigni idonei alla coltivazione nella regione Toscana.

Infine, non dobbiamo dimenticare il Rosso di Montepulciano, sempre della provincia di Siena. La base ampelografica vede il Sangiovese, nella zona detto anche “Prugnolo gentile”, per un minimo del 70%, accompagnato dal 30% di vitigni a bacca tra cui un massimo del 20% di Canaiolo, Mammolo, Merlot e Cabernet Sauvignon. Se ne ricava un vino fresco e fruttato, con la nota di viola caratteristica del Mammolo e una buona corposità.