Cos’è l’Universo? chi siamo noi? come funziona la natura che abbiamo intorno?”

Sono queste alcune domande che l’uomo si è posto, “spinto da meraviglia”, secondo il celebre Aristotele, per comprendere il mondo che lo circondava. Così è nata la scienza.

Un termine quest’ultimo, che ha subito molti cambiamenti nel corso del tempo. Se prima infatti, lo scienziato era un uomo sufficientemente attratto dal mondo, al quale piaceva curiosare; con l’avvento del metodo galileiano, o “metodo sperimentale” – che consiste nella raccolta di dati empirici attraverso ipotesi e teorie, e nell’analisi matematica  di questi dati – adesso lo scienziato è colui che determina il progresso dell’umanità. Un compito importante, mi verrebbe da dire, ma come ogni altro pieno di rischi e di contraddizioni.

Procedendo nei secoli, gli effetti della scienza sul mondo si sono fatti sentire sempre di più e l’uomo, avendo visto che le sue invenzioni lo aiutavano e che la Natura non era più maligna, ma la si poteva controllare (ameno in parte), ha iniziato una corsa frenetica alla ricerca della pozione magica per la felicità.

Dalla metà del XIX secolo, si assiste così alla realizzazioni di scoperte che avrebbero cambiato le abitudini di vita a milioni di persone. Lo sviluppo industriale innescò un clima crescente di fiducia nella scienza: la vera chiave per il benessere comune.

Non a caso, è in questi stessi anni che si afferma il Positivismo; una corrente di pensiero filosofico che percepisce la scienza come unica conoscenza possibile, ed il suo metodo come unico valido. Al punto che il progresso scientifico, rappresenterà la base per il progresso umano.

Scienza e società infatti sono ben collegate fra loro, e che si parli di semplice scoperta o di vera e propria invenzione, l’uomo è sempre il protagonista di quel cambiamento.

Per semplificare, possiamo dividere la scienza in due branche. La prima è quella della conoscenza, dello studio teorico attraverso dati matematici che non grava in modo tangibile sull’umanità, ma che può generare discordie tra chi la pensa in un modo e chi in un altro, oppure stravolgere vecchi pensieri filosofici. Dire che la terra è tonda, per esempio, non è una cosa che accade tutti i giorni.

Ma la scienza è anche applicazione. Cosa succede allora, quando la si usa? In questo caso la risposta è meno positiva, pensiamo per un momento alla bomba atomica e ai numerosi danni che questa ha originato. Paradossalmente, colui che inventò senza saperlo, il fondamento teorico di quest’arma, ovvero il principio di equivalenza massa-energia (E=mc²), era anche un convinto sostenitore della pace.

Un giorno Einstein, aveva detto “il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che mi domina perché l’assassinio dell’uomo ispira disgusto”.

Ma il 5 e 6 Agosto del 1945, grazie alle sue scoperte, l’America rase al suolo le due città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, con un’arma che in un solo colpo spazzò via migliaia e migliaia di vite. A seconda di chi la usa e come, del motivo per cui la si usa, la scienza può essere bene e male assoluto allo stesso tempo.

Con i primi anni del 1900 poi, arrivano le nuove frontiere della scienza come il nylon e materie plastiche, gli antibiotici (nel 1928 viene inventata la penicillina Fleming). Arriva il boom della motorizzazione privata e dell’aviazione civile, che fanno declinare radicalmente il trasporto con il treno e con la nave.

Sono anni di sviluppo tecnologico, di miglioramenti del livello e di qualità della vita ma anche di consumo sfrenato. Gli anni delle produzioni e quindi delle industrie, del carbone, delle macchine e dei fertilizzanti chimici, tutte cose che a lungo andare, hanno distrutto quello che c’era prima.
In quel momento, più che in tutti gli altri, la scienza è stata artefice del destino dell’uomo influendo sulle vite di ognuno.

L’aspetto positivo delle nuove invenzioni, ha nascosto il lato oscuro della scienza: inquinamento, smog, medicine, rifiuti e prodotti chimici, sono tutti nemici dell’ambiente e dell’uomo che lo vive. Abbiamo esagerato, raggiungendo un punto di non ritorno. Il passo successivo è cercare di recuperare, di fermare questa discesa, e a farlo non è per forza la scienza.

L’economia circolare per esempio, è un sistema capace di invertire il ciclo classico di estrazione delle risorse-produzione-consumo-rifiuto, consentendo a quest’ultimo di rigenerarsi da solo. Non esistono rifiuti, dicono gli scienziati, e ogni scarto (come succede in natura grazie ai cicli biologici) può essere recuperato.

I componenti biologici e tecnici possono essere entrambi reintrodotti nell’ambiente. I primi sono atossici e quindi compostabili senza problemi. I secondi invece, come leghe metalliche e altri materiali artificiali, devono essere progettati per essere riutilizzati, attraverso il minor dispendio di energia possibile.

Tra gli obiettivi dell’economia circolare troviamo l’allungamento della vita dei prodotti, la produzione di beni di lunga durata, le attività di ri-condizionamento e la riduzione della produzione di rifiuti. Tutto questo, al fine di ridurre le pressioni ambientali e quindi i danni per la nostra salute.

L’economia circolare è solo un esempio di quello che oggi possiamo chiamare l’ “anti-rivoluzione delle scienze”, un movimento mondiale, che cerca di salvare il pianeta dai danni che noi stessi abbiamo fatto, pentiti di alcune conseguenze ancora poco chiare per gran parte di noi.