Cosa ne sarebbe dell’Italia, senza il turismo? Non è solo una questione di bellezze e tesori da celebrare, ma una domanda del mercato che ha una grossa rilevanza economica strategica per il nostro Paese.

Lo mostra un’analisi elaborata da Deloitte, una ricerca basata su un’indagine demoscopica, che ha coinvolto Italia e altri quattro Paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna).

Occhi puntati, in particolare, su tre settori di eccellenza: fashion, automotive e, appunto, turismo. I dati sono stati presentati in apertura dell’Innovation Summit 2017, appuntamento che ha toccato anche temi come recensioni online, acquisti digitali e viaggi low-cost.

Un primo aspetto molto interessante dell’indagine è che, almeno per quanto riguarda il settore turistico, la percezione dei cittadini italiani è – per una volta – di essere orgogliosamente i leader indiscussi.

E così, in effetti, ci vedono in Europa. Procedendo nell’indagine, si scopre, però, che secondo il 36% degli intervistati l’Italia abbia rallentato il passo, nel campo del turismo, negli ultimi 10 anni.

Ma uno spiraglio di cambiamento c’è e si chiama appunto innovazione. Analizzando questo aspetto, si scopre che, secondo 9 italiani su 10, l’innovazione ha avuto un impatto radicale su questo settore chiave.

Già oggi, stando ai dati, gli Italiani si fidano delle nuove frontiere della tecnologia: si affidano alle recensioni (72%) e viaggiano low cost(74%), fidandosi soprattutto di social media e blogger.

Se il presente è social, il futuro è fluido: una tendenza cui assistiamo, spiega il report, attraverso servizi come car pooling e car sharing,visti di buon occhio, oggi, rispettivamente già dal 59% e dal 66% degli italiani.

In questo senso, secondo le previsioni Deloitte ci si potrebbe aspettare un calo nel posizionamento di hotel e catene alberghiere a favore di servizi come Airbnb, visto che già oggi 1 italiano su 2, tra chi conosce servizi di “sharing economy” li utilizza o li utilizzerebbe per i propri viaggi o vacanze.

Infine, conclude lo studio, in tutti tre i settori si prospettano tempi foschi: secondo i titolari di agenzie di viaggio interpellati da qui a 10 anni poco meno di 1 italiano su 10 si recherà da loro per acquistare una vacanza.

Ma niente paura, il Made in Italy secondo la percezione generale continuerà ancora ad essere leader nel futuro, in settori chiave come il turismo.

A patto che il Paese innovi e investa. Quanto e come, secondo la percezione generale? Stando ai dati Deloitte solo 1 italiano su 10 pensa che il livello di innovazione del Paese sia superiore al resto del panorama internazionale, mentre 1 italiano su 2 pensa che sia inferiore.

Analizzando le opinioni degli intervistati, il 60% riferisce tale gap alla maggiore necessità di investimenti pubblici.

A dover agire come propulsore dell’innovatore, secondo gli italiani, deve essere un sistema composto da Università e centri di ricerca, aziende, istituzioni pubbliche e governo, ma anche lo stesso capitale umano.

Allargando lo sguardo, dall’analisi Deloitte a livello globale emerge il motivo di un focus così preciso sul tema: valorizzare le eccellenze tramite l’innovazione non solamente crea un vantaggio competitivo per il settore di punta, ma rafforza la posizione di leadership dell’intero comparto e del sistema-Paese nel suo complesso.

Il tutto, grazie alla creazione di un circolo virtuoso composto da capitale umano, investimenti privati e sostegno dal settore pubblico: l’innovazione potrà così far viaggiare  non solo la società, ma l’intera economia.

Ciò su cui bisognerebbe puntare inoltre, è la creazione di poli d’eccellenza che possano coniugare le realtà d’impresa e la nostra naturale vocazione turistica, un’idea già in fase d’attuazione in Francia.

Ad esempio, sarebbe interessante poter costituire nei nostri territori poli riguardanti la gastronomia e l’enologia, quello riguardante l’ecoturismo e il turismo accessibile, quello del turismo dell’artigianato e del lusso, creare dei veri e propri poli del turismo urbano, mettendo al centro delle città le realtà museali che rappresentano una grande occasione persa per il nostro paese.

Si potrebbero immaginare dei percorsi per i turisti che pongano al centro le mostre e le esposizioni presenti in un determinato periodo dell’anno, ma occorre una programmazione di ampio respiro e che punti al lungo termine.

Infine, quello di cui il nostro paese avrebbe necessariamente bisogno è oltre alla già presente “Carta dei diritti del Turista” una “Carte del Turismo” in Italia, un documento di facile fruizione, al passo con i tempi, che indichi la strada per un moderno turismo nel nostro paese, di qualità ed accessibile.

Una carta che rimetta al centro il concetto di “brand identity”. Le eccellenze locali potranno in questo modo essere valorizzate all’interno di un percorso ben definito che non potrà fare altro che migliorare la qualità e la competitività del nostro turismo.