Quaranta milioni di metri quadrati coperti dai quartieri fieristici in tutto il mondo, considerando solo quelli superiori ai 5000 mq.

Tasso di crescita annuale intorno al 2.5%. Numero di presenze difficilmente calcolabile, tra buyers e semplici visitatori, comunque in costante incremento. Bastano pochi numeri per capire immediatamente dimensioni e rilevanza del sistema fieristico internazionale, e di conseguenza l’impatto che puo’ avere sull’economia globalizzata dei nostri giorni, pur considerando le ricadute, anche in questo settore, della crisi economica mondiale.

Reificazione di quei quasi mitologici mercati che sembrano dominare le nostre vite, il mondo delle fiere vanta lunghissima storia e diffusione pressoché universale. Che si tratti del circuito melanesiano del Gimwali, affiancato dall’anello parallelo del Kula, scambio rituale di beni non commerciali, che ispirò all’antropologo Marcel Mauss la celeberrima teoria del fatto sociale totale; oppure dell’Esposizione Universale di Milano, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, che nel 2015 vide la partecipazione di 137 nazioni, quattro organizzazioni internazionali e più di ventun milioni di visitatori, quell’incarnazione dell’idea stessa di commercio che è la fiera rimane un evento fondamentale nello scenario non solo economico , ma anche politico e più in generale sociale, di un mondo in cui l’interscambio commerciale acquista sempre più peso.

Anche considerare i settori merceologici coinvolti aiuta a capire il ruolo della fiera: dal tessile all’agricolo, dal food & beverage ai giocattoli, passando per automobili, macchine industriali, videogiochi, libri, sex toys e quant’altro, al mondo non esiste in pratica bene scambiabile che non abbia la sua brava fiera, che sia di tipo B2B, dedicata agli imprenditori di un determinato settore, B2C, rivolta ai consumatori finali, oppure mista.

In questo panorama, l’Italia occupa un posto di assoluto prestigio e rilievo: con più di due milioni di metri quadrati di spazi espositivi, che rappresentano il 7% dello spazio mondiale e il 22% di quello europeo, il nostro Paese risulta il quarto al mondo per dimensioni del fenomeno fieristico, dopo USA, Cina e Germania. Diffusi a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, per quanto con una netta e facilmente comprensibile prevalenza nelle regioni settentrionali, tra i principali quartieri fieristici nostrani troviamo quelli di Milano, Bologna (ad esempio, col Motorshow), Vicenza (Fiera dell’oro), Bari (Fiera del Levante) e tanti altri.

Espressione diretta del mondo economico, naturalmente anche il sistema fieristico non poteva risultare immune dalla crisi economica che attanaglia l’economia ormai dal 2008. A partire dal 2009 l’UFI, associazione internazionale dei players nel settore delle esposizioni, si è dotata di uno strumento per quantificare gli effetti dell’andamento dei mercati, il Global Exhibition Barometer, aggiornato due volte l’anno tramite una serie di questionari somministrati agli associati, divisi in quattro macroaree geografiche: Europa, Americhe, Asia e Pacifico, Medio Oriente e Africa.

Il rapporto più recente, relativo al 2017 e alla prima metà dell’anno in corso, disegna un panorama “molto buono” per le aree Europa e Asia e Pacifico, peggiore e instabile per Americhe e Africa e Medio Oriente. L’Italia, con un modello economico basato sopratutto su piccole e medie imprese (PMI), che nella fiera vede il più efficace strumento di promozione, fa comunque registrare un incremento degli investimenti nel settore per l’estero,e una spesa stabile per gli eventi nazionali. Il settore automobilistico sarà pure in crisi, ma alla fiera di settore non si dice mai di no, soprattutto quando le case automobilistiche provano a dare il massimo, mostrando novità, restyling e concept car da lasciare a bocca aperta gli appassionati.

Le fiere automobilistiche offrono a costruttori,aziende di servizi e fornitori una piattaforma ottima per presentare nuove tecnologie e idee; tra i saloni auto piu’ quotati a livello internazionale ricordiamo quelli di Detroit, di Ginevra, di Francoforte, di Parigi e di Torino.