“Made in Italy”: espressione utilizzata, a partire dagli anni 1980, per indicare la specializzazione internazionale del sistema produttivo italiano nei settori manifatturieri cosiddetti tradizionali.

Rientrano in questa definizione le cosiddette 4 A: abbigliamento (e beni per la persona), arredamento (e articoli per la casa), automotive (inclusa la meccanica) e agroalimentare.

Il termine “Made in Italy” si è trasformato in una espressione capace di evocare, in tutto il mondo, l’idea dei prodotti italiani. La fama di cui questa espressione ha goduto negli ultimi vent’anni ha fatto sì che essa, nel tempo, assumesse le caratteristiche di un vero e proprio brand, caratterizzato dalla qualità e dalla creatività tipiche delle eccellenze artigianali e industriali italiane.

Lo sviluppo del “Made in Italy”, nel tempo, ha contribuito a creare nell’immaginario collettivo un’idea ben definita del cosiddetto “Sistema-Italia”, in grado di rifletterne le abilità e le capacità distintive, così che i prodotti che possono rientrare sotto tale etichetta sono estremamente ricercati sui mercati stranieri.

Oggi, non sono solamente i prodotti, ma è lo stile di vita italiano a godere di grande apprezzamento da parte dei consumatori di tutto il mondo: questo costituisce una grande ricchezza per il nostro paese e per le nostre imprese, cosa che implica la necessità di disporre di adeguati strumenti di tutela e di politiche rivolte al suo sostegno.

I prodotti del “Made in Italy” costituiscono, ancora oggi, le voci principali delle esportazioni italiane e, nel corso degli anni, il surplus commerciale fatto registrare da queste merci ha consentito al paese di finanziare l’acquisto di energia e materie prime di cui esso è carente.

Nel mondo attuale, globalizzato ed attraversato da una delle più grandi crisi economiche dell’ultimo secolo, la competizione sui mercati internazionali è diventata sempre più difficile e complessa, a seguito anche dell’ingresso sulla scena di nuove potenze industriali.

In questo contesto, è divenuta cruciale la capacità di fare innovazione e di implementare adeguate strategie competitive.

In generale, è possibile inserire il marchio d’origine “Made in Italy” se il prodotto è stato interamente realizzato in Italia o se in Italia ha subito l’ultima trasformazione sostanziale; in questo modo è possibile spostare parte del processo in paesi dove le risorse costano meno, creando prodotti per i quali non è possibile controllare nè le tecniche di produzione nè la provenienza delle materie prime.

Per ovviare al problema è stato introdotto un nuovo strumento volto alla tutela dei prodotti che esauriscono tutto il processo di produzione all’interno del territorio italiano: il marchio 100% made in Italy.

La certificazione ha l’obiettivo di consentire al consumatore di avere la garanzia sull’origine italiana e sulla qualità dei prodotti acquistati e viene rilasciata dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani.

Questi controlli mirano anche ad arginare e neutralizzare il fenomeno della contraffazione dei prodotti.

In questo settore, la criminalità organizzata ha sviluppato competenze trasversali, che le permettono di curare direttamente tutte le fasi del ciclo produttivo, dalla creazione dei falsi fino alla distribuzione dei prodotti contraffatti sul mercato.

L’ultimo anello della catena distributiva è rappresentato da una fitta rete di operatori commerciali abusivi, che rappresentano la principale forza di penetrazione nel mercato dei prodotti contraffatti.

Gli effetti deleteri del fenomeno sono molteplici e incidono su differenti interessi pubblici o privati; la contraffazione provoca, infatti, un rilevante danno per l’Erario nazionale, derivante da ingenti evasioni delle imposte, essendo i prodotti illeciti immessi un circuito parallelo a quello convenzionale e un danno al mercato, per effetto della concorrenza sleale derivante dai minori costi sostenuti dalle organizzazioni criminali per la produzione di beni apparentemente simili a quelli originali.

Peraltro, gli illeciti profitti vengono successivamente reimmessi sul mercato per essere ripuliti, con ulteriori effetti distorsivi per la concorrenza; un doppio effetto negativo per le imprese: il danno emergente derivante dalla perdita di immagine e le rilevanti spese sostenute per la tutela del made in Italy, nonché il lucro cessante procurato dalle mancate vendite e dalla conseguente riduzione del fatturato.

Fino a vent’anni fa, il fenomeno della contraffazione riguardava soprattutto generi di lusso che garantivano ai produttori e ai venditori di falsi la realizzazione di ingenti profitti, commercializzando quantitativi esigui di merci a prezzi elevati; la riproduzione di tali beni richiedeva notevoli abilità tecniche e artigianali, che consentivano di trasformare materiali scadenti in manufatti simili a prodotti di pregio, capaci di ingannare anche acquirenti non sprovveduti.

Le caratteristiche di tali produzioni contraffatte risiedevano soprattutto nell’accuratezza delle realizzazioni, nel numero ridotto di esemplari prodotti e nei prezzi di vendita dei singoli beni relativamente elevati, tanto da garantire un margine di profitto adeguato e senza insospettire l’acquirente, convinto di acquistare merce autentica ad un prezzo di mercato inferiore a quello praticato ufficialmente.

Già a partire dall’inizio degli anni ottanta, però, le aree di produzione e commercio dei “falsi manufatti” hanno subito profonde evoluzioni: il mercato della contraffazione si è orientato sulla realizzazione e sulla vendita in massa di beni di largo consumo.

Tra i fattori che, combinandosi tra loro, hanno consentito lo sviluppo dell’ “industria del falso”, si ravvisano: – la disponibilità sul mercato di strumenti capaci di rendere agevole la duplicazione di prodotti già esistenti e affermati; la semplificazione di molti processi produttivi utilizzati anche dalle imprese di medie e grandi dimensioni operanti nei settori “emersi” dell’economia, al fine di ridurre costi, personale e tempi di produzione; l’aumento della manodopera disponibile a fornire – in Italia e negli altri Paesi produttori di merci contraffatte – prestazioni lavorative ad un prezzo irrisorio.

Già a partire dagli anni Ottanta, dunque, è apparsa sul mercato un’enorme quantità di prodotti contraffatti, realizzati per essere inseriti nei canali commerciali dei beni di consumo quotidiano; in Italia, le aree maggiormente interessate alla produzione di merci contraffatte sono concentrate in Campania, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Puglia.