Che siano bianchi, rossi o rosati, i vini delle Dolomiti continuano a conquistare ogni anno gli apprezzamenti di note guide enologiche. I vini sono per la maggior parte DOC o IGT e troviamo bianchi, rossi e rosati senza troppe distinzioni.

Il territorio delle province di Trento, Bolzano e Belluno è prevalentemente montuoso, tuttavia questa zona è da sempre dedita alla coltivazione della vite, al punto da aver dato vita a una rigida regolamentazione. I vini delle Dolomiti si caratterizzano anche per essere il risultato della miscelatura di diverse uve, tra cui Chardonnay, Teroldego, Lagrein, Merlot, Riesling Renano, Sauvignon, Gewurztraminer, e molti altri.

Tra i vini del Bellunese meritano menzione il rosso Pavana o Nera Gentile, la cui coltivazione e produzione era un tempo diffusa sul territorio e in gran parte destinata sul finire dell’Ottocento all’impero austroungarico e di cui oggi rimangono solo pochi produttori locali.

A tal proposito è d’obbligo citare Feltre, oggi principalmente conosciuta per il centro storico, per il palio, per l’arte del gelato che dal Cadore si è diffusa in tutto il bellunese e per le montagne che caratterizzano il paesaggio della val Belluna.

Infatti ai tempi della cosiddetta Austria Felix, il territorio feltrino produceva ed esportava in direzione della corte di Vienna quasi 60.000 ettolitri di vino (qualcosa tra i 7 e gli 8 milioni di moderne bottiglie). La realtà oggi è cambiata, e di vigneti se ne vedono pochi perché la maggior parte fu via via convertita a ibridi produttori diretti, resistenti ma discutibili, peraltro diffusisi in quei tempi in tutto il Veneto. Eppure c’è qualcuno – come l’imprenditore Marco De Bacco – che sta cercando con grande coraggio di recuperare le varietà autoctone un tempo diffuse in questo lato del Veneto, e che sono state per lungo tempo ‘le vigne dell’Imperatore’.

Le testimonianze sulla coltivazione della vite nell’area delle Dolomiti, ad ogni modo, risalgono all’età del Bronzo, rappresentate principalmente dai vinaccioli rinvenuti nell’insediamento palafitticolo di Ledro (TN) e nei dintorni di Bolzano e Merano attribuibili alla cultura Fritzens-Sanzeno. Interessanti per la storia vitivinicola della regione i cosiddetti “Statuti di Trento”, norme protezioniste della produzione locale mirate ad ostacolare l’introduzione di vini prodotti nelle zone limitrofe.

Nonostante la regione vinicola sia tutto sommato piccola per superficie, l’Alto Adige Südtirol è una terra di vini che si contraddistingue per l’eccellenza e la varietà della sua produzione. Parliamo di 5.000 viticoltori che coltivano, su una superficie di meno di 5.300 ettari, ben 20 vitigni diversi, per una produzione di vino che si aggira in media intorno ai 350.000 ettolitri annui. I vini altoatesini più apprezzati sono i bianchi ed è per questo che il 55 percento dei vigneti è riservato alle uve bianche.

Freschi e minerali al palato, strutturati nel gusto, i bianchi doc dell’Alto Adige sono fra i migliori vini bianchi italiani. Tra i vini rossi, oltre ai due vitigni autoctoni Schiava e Lagrein, da 150 anni in Alto Adige si coltivano diffusamente anche varietà internazionali più classiche, come il Pinot nero, il Merlot, il Cabernet Sauvignon e il Cabernet franc.La Schiava è senz’altro uno dei vini più famosi della regione dolomitica: rosso rubino, appena secco, viene solitamente bevuto giovane.

Il Lagrein è un vino pluripremiato, coltivato prevalentemente a Bolzano, di cui esistono alcune varianti: il Kretzer o il rosato, che sono freschi e fruttati, e il nero, corposo e rosso intenso. Il Gewürztraminer (o Tramino Aromatico) è tra i vini più apprezzati, coltivato soprattutto a Termeno, ed è corposo e robusto; vi sono inoltre il Blauburgunder, o Pinot Nero, il Merlot, il Cabernet. Molto interessanti sono le visite nelle cantine con degustazione finale: tra le più famose quella di Bolzano, che si tiene in primavera, e la settimana di degustazione comparata del Gewürztraminer proveniente da tutto il mondo, che si tiene a Termeno in maggio.

Ci sono poi altri eventi come la sagra di Caldaro, in tarda estate, la settimana del vino a Termeno, alla fine di settembre, e la settimana del vino della Bassa Atesina, nella seconda metà di ottobre. Interessanti, infine, anche i cosiddetti ‘spumanti di montagna’, come il Trentodoc, un vino spumante ottenuto attraverso il metodo classico, un lungo procedimento che può richiedere da un minimo di 15 mesi a un massimo di 10 anni.